La leishmaniosi è una malattia, diffusa in Italia e nell’area mediterranea, che può colpire il cane con varie manifestazioni cliniche, talvolta anche molto gravi. La leishmaniosi in termini medici è una zoonosi, ovvero una malattia che oltre gli animali può colpire anche l’uomo. Sono descritte infezioni e sporadici casi clinici di leishmaniosi anche nel gatto e in numerosi altri animali.
Leishmania è un parassita unicellulare (costituito quindi da una singola cellula) che viene trasmesso al cane e all’uomo tramite la puntura dei flebotomi o pappataci. Questi insetti sono attivi soprattutto nel periodo estivo e sono particolarmente diffusi in certe aree del nostro paese (es.: aree costiere e collinari centro-meridionali), anche se sono segnalati casi di leishmaniosi ormai su quasi tutto il territorio nazionale. Oltre alla puntura del flebotomo, raramente il cane può infettarsi attraverso trasfusioni di sangue non controllato oppure l’infezione può essere trasmessa anche per via c.d. verticale ovvero dalla madre ai cuccioli.

Come riconoscere la leishmaniosi
Una volta che il cane si è infettato, questo può guarire dall’infezione se ha un sistema immunitario particolarmente efficiente o purtroppo, più spesso, può ammalarsi. I segni clinici e le caratteristiche alterazioni di laboratorio di questa malattia compaiono a distanza di settimane/mesi dall’infezione. Spesso i sintomi sono poco riconoscibili e vengono individuati solo tardivamente dal proprietario.
I sintomi/segni clinici più frequentemente riportati sono caratterizzati da lesioni cutanee (di solito lesioni disseminate di aspetto cronico con diradamento del pelo, forfora, talvolta lesioni crostose o nodulari), aumento di volume dei linfonodi e della milza, sintomi aspecifici quali calo dell’appetito e perdita di peso. I cani con leishmaniosi possono presentare lesioni agli occhi (uveite), zoppia legata allo sviluppo di infiammazione articolare (condizione che prende il nome di poliartrite), poliuria e polidipsia ovvero aumento della sete e della produzione urinaria quando la malattia compromette la funzionalità dei reni. Il coinvolgimento dei reni, infatti, è frequente in corso di questa malattia. Più raramente sono possibili perdita di sangue dal naso (epistassi), febbre o aumentata e patologica crescita delle unghie (onicogrifosi).
In molto casi, tuttavia, non sono presenti segni clinici chiari o questi sono completamente assenti. Per questa ragione, quando si sospetta la leishmaniosi, per esempio in cani provenienti da zone a rischio, è fondamentale che il veterinario esegua esami del sangue completi che comprendano l’esame emocromocitometrico, il profilo biochimico, l’elettroforesi delle proteine sieriche e l’esame delle urine con la quantificazione delle proteine urinarie/proteinuria. Negli animali affetti da leishmaniosi è fondamentale valutare la funzionalità renale attraverso esami specifici per identificare l’eventuale danno renale.
La diagnosi di leishmaniosi si ottiene poi attraverso test specifici che possono ricercare gli anticorpi associati all’infezione (diagnosi indiretta) o direttamente il parassita (diagnosi diretta). Gli anticorpi devono essere ricercati attraverso test c.d. quantitativi, ovvero test che oltre a dirci se gli anticorpi siano presenti o meno, ne determinino appunto la quantità (detta anche titolo anticorpale). Questi test sono l’immunofluorescenza indiretta (IFI o IFAT) o i test ELISA quantitatvi, e sono diffusi presso tutti i laboratori veterinari. Esistono anche “test rapidi” che il veterinario può eseguire in ambulatorio, ma bisogna fare attenzione perché a volte questi test non sono in grado di rilevare una quantità ridotta di anticorpi.
La diagnosi diretta può essere ottenuta attraverso il semplice esame citologico del linfonodo o delle lesioni cutanee, attraverso l’esame istologico dei tessuti o attraverso ricerche c.d. molecolari ovvero test che ricercano il DNA del parassita, come la PCR. In molti casi è necessario il prelievo citologico del midollo osseo.
Una volta diagnosticata la leishmaniosi, il veterinario deve capire se il cane è solamente “infetto” o se al contrario è “malato”. Oggi si considera un cane “malato” quando sono presenti segni clinici e/o di laboratorio compatibili con la malattia e si è in presenza di tanti anticorpi o dell’identificazione del parassita mediante citologia o ricerca del DNA.
È possibile curare la leishmaniosi?
Se il cane è “malato”, il veterinario ha poi a disposizione alcuni schemi per “stadiare” la malattia, valutarne quindi la gravità, e impostare una corretta terapia.
La leishmaniosi, anche se è senza dubbio una malattia grave, è curabile nella maggior parte dei casi e molti cani, se correttamente trattati, possono condurre una vita pressoché normale. La gestione di un cane con leishmaniosi è spesso molto impegnativa per il proprietario sia per i costi da sostenere per terapie e controlli, sia per gli aspetti affettivi.
Esistono oggi numerosi studi scientifici in merito alla terapia della leishmaniosi e protocolli ben codificati che devono essere utilizzati nel modo più corretto possibile da parte del veterinario. La terapia prevede un ciclo di trattamento con farmaci ad azione leishmanicida (che causano la morte del parassita e durano circa 1 mese) in combinazione all’allopurinolo, farmaco che limita la replicazione del microrganismo. Quest’ultimo trattamento avrà una durata di almeno 6-12 mesi. Oltre alla specifica terapia per la leishmaniosi, a seconda della gravità della condizione clinica e delle complicazioni conseguenti alla malattia stessa, potrebbe essere necessaria l’introduzione di altre terapie di supporto. Prima di intraprendere l’iter terapeutico, sarà cura del veterinario curante spiegare chiaramente la gravità della malattia e il conseguente decorso clinico (prognosi), così come l’eventualità di recidiva della malattia.
Come poter proteggere il proprio e gli altri cani?
Il caposaldo per la gestione di questa malattia è la PREVENZIONE. Sia i soggetti malati, sia quelli sani, devono essere sottoposti ai trattamenti antiparassitari durante tutto il periodo di attività del flebotomo (da aprile a novembre). Nelle aree del mondo in cui il flebotomo è sempre attivo, invece, l’utilizzo degli antiparassitari viene raccomandato per tutto l’anno. Gli antiparassitari più comunemente utilizzati sono rappresentati dalle formulazioni spot-on (c.d. pipette) oppure dai collari. Questi antiparassitari possiedono di solito un’azione repellente o c.d. anti-feeding, impediscono quindi la puntura da parte dell’insetto vettore.
In previsione di un viaggio in zone a rischio, le così dette aree ad elevata prevalenza, dove quindi è presente il vettore che trasmette la leishmaniosi (il flebotomo), è fondamentale applicare la formulazione spot-on almeno 2 giorni prima del viaggio; per il collare invece si raccomanda l’applicazione almeno 1-2 settimane prima della partenza. Ogni prodotto ha indicazioni d’uso specifiche e il veterinario è la persona migliore per poter consigliare quale prodotto utilizzare per il proprio cane.
Negli ultimi anni in Europa sono stati introdotti alcuni vaccini contro la leishmaniosi. Deve essere chiaro, tuttavia, che per questa malattia la vaccinazione non previene l’infezione, ma può prevenire la progressione della malattia e la comparsa di segni clinici. Le vaccinazioni possono essere eseguite solamente sui cani sani, che quindi risultano essere negativi ai test specifici per la ricerca di Leishmania nell’organismo.
È importante ricordare anche l’importanza di un precoce diagnosi. Quando si adotta un cane, bisogna sempre informarsi sulla provenienza da eventuali zone a “rischio” e comunicarlo prontamente al veterinario curante. Se il cane proviene da aree endemiche oppure non se ne conosce la provenienza, è sempre meglio fare un prima visita dal proprio veterinario che, sulla base dei reperti clinici, deciderà se effettuare dei test specifici. La diagnosi precoce di questa malattia permette infatti di prevenire gravi danni all’organismo del nostro animale e di curarlo nel modo più efficace.
Anche se esistono numerosi animali identificati in Europa come possibile “serbatoio” di leishmania, il cane probabilmente è tra questi il principale. Gli animali serbatoio sono in grado di diffondere la Leishmania sul territorio trasmettendo il microrganismo al flebotomo, ma di per sé non rappresentano un pericolo per l’uomo anche se infetti o malati. Infatti, solamente il flebotomo è in grado di trasmettere il parassita ad altri animali ed eventualmente all’uomo. Una corretta profilassi antiparassitaria soprattutto sugli animali infetti previene questa diffusione ed ha quindi un ruolo sanitario importante.
A cura di
Dott.ssa Kateryna Vasylyeva DVM, PhD student
Ospedale Veterinario Universitario
Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie
Alma Mater Studiorum - Università di Bologna