Quante volte nell’osservare la capacità espressiva di un cane è capitato di esclamare “gli manca solo la parola”! Ebbene, da tempo sappiamo che questi animali hanno una modalità di apprendimento del linguaggio simile a quello dei bambini, ma fino a questo momento non si era riusciti a indentificare uno strumento di studio che fosse in grado di decodificare i passaggi attraverso cui i cani assimilano le parole.

Gli studi più recenti
Una ricerca condotta da Catherine Reeve e Sophie Jacques della Dalhousie University, in Canada, e pubblicato sulla rivista Animal Behaviour Science sembrerebbe aver chiarito tale meccanismo. Le due studiose, entrambe interessate allo sviluppo del bambino, hanno iniziato a collaborare unendo le rispettive conoscenze per stabilire quante parole in media un cane fosse in grado di apprendere. Nella consapevolezza che, all’interno di simili studi sul mondo infantile, è ai genitori che vengono poste le domande in base alle quali si raccolgono poi i dati, hanno deciso di procedere con le stesse modalità. Lo strumento da loro codificato si basa infatti sul MacArthur-Bates Communicative Development Inventory, una checklist che valuta la comprensione e lo sviluppo del linguaggio precoce sulla base delle indicazioni dei genitori.
Ai proprietari è stato presentato un questionario anonimo, basato per l’appunto sulle modalità con cui un genitore valuta l’apprendimento linguistico precoce dei figli. Sono stati forniti elenchi di 172 parole/sintagmi organizzati in diverse categorie: giocattoli, alimenti, comandi, luoghi, oggetti e così via. Si chiedeva poi di identificare quelli a cui i propri cani rispondevano almeno una volta (ad esempio si eccitavano, cercavano qualcuno o qualcosa, guardavano in alto, uggiolavano, correvano o scodinzolavano). Hanno risposto 165 proprietari di cani di differenti età e razze.
Ne è emerso che i quattro zampe riconoscevano una media di 89 parole, metà delle quali erano comandi, ma alcuni soggetti arrivavano addirittura a 215. Si è visto inoltre che le razze da pastore e quelle più propriamente da compagnia avevano un vocabolario più ampio. Una scoperta che potrà essere d’aiuto non solo nello studio dell’apprendimento cognitivo, ma anche per capire quali esemplari potrebbero essere più o meno adatti ad essere addestrati per diventare cani guida.
Ancora una ricerca antecedente, pubblicata sulla rivista Science e condotta da Attila Andics, dell’università ungherese Lor nd Eötvös, mostrava come i cani potessero distinguere parole e intonazioni servendosi dello stesso nostro meccanismo: per interpretare le parole ricorrevano all’emisfero sinistro del cervello, mentre per l’intonazione al destro.
Come comunicare con il cane
Ma come possiamo attivarci per comunicare in modo proficuo col proprio cane? Sicuramente vanno utilizzate parole brevi: pappa, nanna, fuori, cuccia, aspetta e così via. Ognuno può dare vita a un proprio vocabolario, l’importante è non barare: non utilizziamo “pappa” per farlo avvicinare se poi non gli verrà dato nulla in cambio. Funzionerà forse le prime due volte, ma poi non verrà più. Ad ogni comando deve quindi corrispondere sempre lo stesso risultato.
Il cane non apprende solo le parole che desideriamo insegnargli: stando vicino a noi riesce a comprendere anche frasi che può ritenere di suo interesse, come ad esempio “è pronto in tavola” o “butta la pasta”, che assocerà al cibo. La partecipazione alla nostra vita lo arricchirà quindi in modo naturale, un po’ come avviene con un bambino.